Intervista Insegnante Basso Elettrico

Lezioni Private Basso Elettrico Irriverender Bonnì

Intervista fatta dal portale Superprof

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Domanda 01 | 10

Da dove nasce la passione per lo strumento che insegni?

Fin dalla prima infanzia, assistendo ai concerti estivi all’aperto, mi affascinava il suono caldo e profondo del basso elettrico. All’epoca non sapevo neanche quale fosse lo strumento che emetteva quel suono. Quando, ascoltando rock e blues, ho iniziato a distinguere i suoi che emettevano i vari strumenti, e il contributo che davano all’insieme del brano, ho capito che avrei voluto partecipare a quell’armonia in qualità di bassista.

Domanda 02 | 10

Quando hai deciso che la musica sarebbe diventata una preziosa alleata?

In realtà, ciò è successo molto prima di diventare bassista. Mia madre suonava il piano per passione, ma dove vivevo non venivano attivati dei corsi musicali. Quindi, dovetti aspettare le medie. Entrai nella banda della scuola, e fu l’occasione di fare alcuni concerti. Quel tipo di musica, però, era troppo distante dai generi che ascoltavo e che amavo, quindi sarebbero passati alcuni anni prima dell’inizio della mia “storia d’amore” col basso elettrico.

Domanda 03 | 10

C’è un artista che ti ha profondamente ispirato?

Il primo bassista di riferimento che ho avuto, sicuramente, è stato Faso, noto ai più per il progetto “Elio e le storie Tese”. Ascoltavo Heavy Metal quando, da teenager, ho iniziato a suonare il basso. Un amico batterista mi fece conoscere i brani di Elio, che già conoscevo e ascoltavo sporadicamente da anni, ma non con un orecchio “da musicista”. La creatività, la tecnica e la competenza di Faso mi hanno subito rapito. Altri bassisti da me attenzionati e seguiti con interesse sono stati John Myung dei Dream Theater, Steve Harris degli Iron Maiden, più che altro perché amavo i gruppi in cui “militavano”, ma anche Jaco Pastorius, Saturnino e Flea dei Red Hot Chili Peppers.
Se però devo indicare qual è il mio bassista preferito adesso, allora direi John Deacon, lo storico bassista dei Queen e compositore di capolavori come Another One Bites the Dust. Le sue note in pezzi come Crazy Little Thing Called Love, Dragon Attack, Breakthru, A Kind of Magic e Under Pressure mi hanno stregato.

Domanda 04 | 10

Che ruolo ha la musica nella tua vita?

È onnipresente: non c’è bisogno di uno strumento per fare musica. A volte ascolto un motivetto e lo canticchio, oppure lo suono tramite percussioni coi dorsi delle mani.

Domanda 05 | 10

Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si: cosa consiglieresti a coloro che reputano la musica un linguaggio inaccessibile?

Così come nessuno è stonato, ma è solo “ineducato” all’interpretare i suoni e riprodurli, allo stesso modo, nessuno è “negato” per la teoria musicale. Quando non avevamo la possibilità di riprodurre con dispositivi multimediali, c’era bisogno di un “codice” per comunicare, per trascrivere il suono. Ancora oggi la “musica in codice” è uno strumento per comunicare tra musicisti e per permettere al musicista stesso di prendere nota delle sue stesse idee e variazioni.
Ci sono ragazzi che suonano “ad orecchio”, e riescono a diventare anche molto tecnici e a raggiungere risultati notevoli, così come chi ha un’ottima pronuncia o conoscenza di vocaboli di una lingua straniera, ma non sa scrivere: ci sono tante “intelligenze” diverse e ognuno di noi ha le sue predisposizioni.
Tuttavia, un musicista che non sa leggere la musica non è un musicista completo: come chi volesse scrivere una serie di romanzi senza averne mai letti.
Rimane un dubbio: come poter approdare a ciò che sembra inaccessibile? Cercare di familiarizzare con il pentagramma e coi suoi simboli, tenendo presente che “la mappa non è il territorio” e che quindi uno sparito è sempre “incompleto”, seppur dettagliato nelle informazioni che riporta: è il musicista che “colora” il pezzo col suo stile e le sue piccole, impercettibili, personalizzazioni e “firme”.

Domanda 06 | 10

Quali sono le maggiori difficoltà suscettibili di essere riscontrate nell’approccio ad uno strumento quale il basso?

La maggiore difficoltà è riuscire ad essere costanti, soprattutto all’inizio. Il basso è uno strumento che attrae giovanissimi (e giovanissime) convinti che il basso sia uno strumento “semplice”, che fa “l’essenziale” e che permette di arrivare in poco tempo e con poca fatica su un palco: nulla di più falso.
Prima di tutto, ci vuole un’approfondita conoscenza e competenza per arrangiare un brano in modo da essere presenti in modo essenziale, ma preciso e mai inadeguato, a scegliere poche note, ma giuste e con un preciso pattern ritmico.
In secondo luogo, la presenza della linea di basso in un brano cambia a seconda del genere musicale: ad esempio, in generi come il funky, il basso è lo strumento “portante”.
Per questa ragione è importante conoscere e padroneggiare tutti gli stili musicali, o soprattutto quelli nei quali ci si vuole avventurare come performer.
In generale, il basso ha una responsabilità enorme: è lo strumento che permette agli strumenti “melodici” di dialogare con lo strumento ritmico per eccellenza: la batteria. Il basso, quindi, fa da “collante” e cerca di coordinare questi due universi, essendo uno strumento sia ritmico, che melodico.

Domanda 07 | 10

Quali sono le qualità che fanno di un Professore un grande Maestro?

La pazienza e la capacità di comprendere lo studente nelle sue debolezze e potenzialità.
Già nelle prime lezioni, il o la docente si fa un’idea sommaria delle capacità che lo o la studente ha al momento, ma questa valutazione, per essere accurata, va fatta nel tempo, nei primi mesi di lezioni insieme, perché alcuni studenti, in particolare gli autodidatti (ma anche chi arrivasse da una scuola o da un maestro privato precedente), possono essere molto sbilanciati, avendo un livello avanzato in alcuni aspetti della conoscenza musicale pratica e/o teorica e lacune profonde su aspetti apparentemente banali.
Questo avviene anche col principiante che parte da zero: anche in questi casi ci saranno aspetti dell’apprendimento che risulteranno più immediati per lo studente, a causa delle sue doti innate, e aspetti che richiederanno un maggiore approfondimento.
Un buon maestro, per prima cosa, comprende e poi aiuta lo studente a potenziare ciò di cui ha più bisogno, anche in relazione alle aspettative dello studente ed ai generi che suonerà o suona con le sue band (anche se a lungo termine è più corretto padroneggiare tutti i generi).
Con pazienza, il Maestro accoglie le esigenze dello studente senza giudizio e con accoglienza e comprensione.

Domanda 08 | 10

La chiave del successo all’origine del patto formativo tra Docente e Discente?

Così come il docente deve ispirare fiducia, egli (o ella) deve anche riporre fiducia nello studente.
È sempre una scelta: nelle prime lezioni non è solo lo studente a scegliere il docente, ma anche il contrario, e così entrambi/e fanno un investimento reciproco. Non è solo lo studente che investe sul docente, ma anche il contrario, perché la musica non è una materia su cui dare “ripetizioni” allo scopo di rimediare ad un’insufficienza, ma una “passione” che si trasmette ad una persona giovane, a cui si trasmette anche un particolare approccio, un “colore” che si dà al modo di suonare e concepire la musica.
La fiducia, però, deve essere reciproca, e lo studente non deve avere fretta. Spesso lo studente potrebbe essere portato a pensare di aver già acquisito una conoscenza, in quanto il suo orecchio da principiante potrebbe essere grezzo quanto le sue mani di principiante, e potrebbe sottovalutare l’importanza della pratica, a volte ripetitiva e noiosa, ma necessaria dopo l’apprendimento di un nuovo concetto o tecnica.

Domanda 09 | 10

Quale metodologia didattica prediligi?

Le lezioni affrontano vari aspetti, e sono personalizzabili a seconda della richiesta dello o della studente:
– Il modulo della teoria musicale, che comprende ambiti come l’armonia e il solfeggio ritmico.
– Il modulo dell’impostazione e della tecnica affronta argomenti come il pizzicato o lo slap.
– Gli esercizi di ear training, per potenziare il riconoscimento di suoni e intervalli.
– Lo studio del brano, che può partire dalle preferenze del o della discente, e gli esercizi di composizione.
C’è anche una parte multimediale che consiste nell’utilizzo di software per l’approfondimento dei moduli sia durante la lezione sia per i lavori “per casa” (sia app per cellulare che programmi per pc).

Domanda 10 | 10

Cosa ti rende un vero Superprof nell’insegnamento della musica?

Avere un approccio “a tutto tondo”, “millennial-friendly” e che fornisce allo studente stimoli sempre freschi per approfondire a casa tramite strumenti moderni e spesso anche “portatili”, in modo che la musica possa seguirlo/a ovunque voglia praticare.
Questo si aggiunge alla fiducia, alla pazienza, alla capacità di comprendere ogni singolo studente nelle sue peculiarità, aspetti di cui ho parlato in precedenza.

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