Intervista tecnologia, disegno tecnico, scienza delle costruzioni, topografia

Intervista curata da Superprof

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Domanda 01 | 09

Il Multiverso architettonico: un esempio emblematico di perfetta fusione tra professionalità e didattica multidisciplinare. Ci racconti il tuo viaggio?

Per coloro che, come me, hanno seguito un percorso di studi composto dalla laurea specialistica in Architettura e alla successiva abilitazione, l’insegnamento nelle scuole offre un panorama molto vasto di materie, sia per la scuola secondaria di primo grado (scuole medie), sia per quella di secondo grado (scuola superiore), che rispecchia la natura multidisciplinare e multiforme caratteristica del nostro percorso di studi, quindi mi ha permesso di cimentarmi in discipline artistiche (Arte, Storia dell’Arte), in materie tecniche (Tecnologia dei materiali, Progettazione, Scienze delle costruzioni, Topografia), nell’insegnamento del disegno tecnico e della geometria descrittiva, di alcune discipline matematiche, ma anche della Tecnologia alle scuole medie (quindi anche di aspetti come Informatica, Coding, disegno in 3D e grafica al computer). Questo mi permette di utilizzare, a scopo didattico, una serie di competenze acquisite nel mio percorso di studi di Architetto, e nei seguenti corsi di formazione e studi individuali, e di affrontare temi molto diversi, e che coprono tutti e quattro gli assi culturali: il linguaggio, la matematica, l’asse scientifico-tecnologico e quello storico sociale.
È stato proprio l’eclettismo di questo percorso di studi che mi ha spinto verso l’insegnamento: il desiderio di fornire anche i miei studenti di questo approccio a 360 gradi.
Domanda 02 | 09

Per un approccio all’estetica: quali strumenti per educare al Bello?

Quando, ormai nel lontano 2002, iniziai il mio percorso di studi al Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, i miei professori dovettero insistere su ciò che per noi non era affatto scontato: che ci potesse essere oggettività anche in qualcosa di apparentemente soggettivo come la bellezza. Seguirono lezioni sulla forma e sulla sostanza, non solo tenute dal docente di Estetica, ma in tutte le materie progettuali, compositive e laboratoriali, e anche nelle varie materie di Storia dell’Architettura e dell’Arte. In particolare, il mio più grande Maestro è stato V. Ugo, anziano docente di Teoria e Storia della Rappresentazione al quarto anno, e ahimè scomparso proprio durante l’anno del mio corso, che ha scritto libri meravigliosi sull’argomento. Nonostante tutto, è ancora molto difficile per me prendere parola quando dei “profani dell’arte” giudicano l’arte contemporanea, perché è molto complesso far capire quanto la comprensione del bello richieda un approccio critico, la conoscenza dei movimenti artistici che hanno influenzato un artista o un progettista, dei parametri di valutazione di un’opera artistica. Ancora più importante sarebbe educare “al bello” per creare cittadini migliori, rispettosi del luogo in cui vivono, delle creazioni umane atte a rendere più confortevoli i luoghi. Educare al bello, in fondo, è proprio questo, e andrebbe fatto fin dalla scuola primaria. Sul “come”, direi, che ci vuole poco a trasmettere questi valori, così come ci vuole una vita intera per imparare come farlo.
Domanda 03 | 09

Quale concept fa da sfondo ai tuoi progetti?

Quando ho affrontato le prime sfide progettuali in università, la mia formazione superiore scientifica mi ha portato a prediligere figure geometriche pure. Ho basato molti dei miei primi progetti sul rettangolo aureo e sulle simmetrie. Poi, maturata una sensibilità progettuale, ho attenzionato aspetti diversi, come la fruibilità dell’opera, la funzionalità, i flussi di spostamento (elemento chiave della progettazione di una progettista che mi fa fortemente ispirato: Kazuyo Sejima), l’importanza della corrispondenza tra forma e sostanza, il fatto che il linguaggio di facciata, ma anche degli spazi interni, dichiari la funzione del luogo, senza “inganni” concettuali, ma anche il dialogo col contesto e col “genius loci” del luogo. L’euristico di un progetto (concept) è molto importante, e richiede abilità grafiche, il saper restituire un’idea con poche linee, il saper “vedere” ciò che ancora non c’è, saperlo “immagin-are” e restituire nelle due dimensioni, o, grazie alle nuove tecnologie, nelle tre dimensioni. Come si acquisiscono queste doti? Impossibile apprenderle in un “corso accelerato”: direi piuttosto che si tratta di un processo formativo lungo, mosso da interrogativi e stimoli di riflessione arrivati da mille docenti, assistenti, tutor universitari, compagni di team progettuale, e poi ancora nel mondo del lavoro, da capi, colleghi, clienti. In conclusione, la sensibilità progettuale, come la capacità compositiva, è qualcosa che non si smette mai di imparare.
Domanda 04 | 09

Pensare disegnando: come preservare l’identità del luogo?

Inizierei introducendo il concetto di “Genius Loci”, termine che nasce per descrivere le entità soprannaturali che proteggevano un luogo nella religione pagana, ma che in Architettura indica lo “spirito” di un luogo, che deve essere salvaguardato quando il territorio diventa “antropizzato”, quindi modificato dall’essere umano. Il disegno è fondamentale, a cominciare dal rilievo del luogo, che, tramite il disegno, può cogliere aspetti fondamentali, di cui tener conto nel progetto. L’analisi è il primo passaggio nella progettazione territoriale, urbanistica ed architettonica. Oggi il “progettare sostenibile” è un punto importantissimo su cui si insiste coi giovani iscritti a facoltà come Architettura, Ingegneria Edile o Civile, ma anche coi ragazzi dell’istituto tecnico CAT (Costruzioni, Ambiente e Territorio, noto anche come Istituto per geometri), che già da giovanissimi si confrontano col tema della progettazione di un luogo. Un esempio efficace di luogo antropizzato è presente in “Learning from Las Vegas”, Imparare da Las Vegas, di Robert Venturi e Denise Scott Brown, che analizzarono Las Vegas, una “non città” nata da una “strip”, con un gruppo di studenti e studentesse di Architettura e di Grafica. Lo studio analizzava edifici, insegne, illuminazione, per studiarne segnali e simboli, e quindi il linguaggio comunicativo. Credo che sia una lettura interessante, perché un tema molto importante della progettazione contemporanea, oltre al “luogo”, sia il “non luogo”, ovvero tutti quegli spazi che potrebbero essere ovunque, e che dialogano in modo non convenzionale col contesto.
Domanda 05 | 09

L’edilizia spiegata ai bambini: che ruolo ricopre la sostenibilità ambientale?

L’edilizia, l’ambiente, la città e l’essere umano, così come l’energia, l’ambiente, e la sostenibilità ambientale, sono temi della disciplina “Tecnologia” della scuola secondaria di primo grado (scuola media), ed è importante che già in un’età compresa tra i 10 e i 14 anni i ragazzini riflettano sulla sostenibilità ambientale. Se negli anni precedenti (scuola primaria) questi concetti sono stati trasmessi in modo nozionistico (ciò che si “deve fare” affinché il mondo sia vivibile soprattutto per coloro che adesso sono giovanissimi), alle scuole medie, studiare l’energia, le fonti rinnovabili e non rinnovabili, e le nuove scoperte sulle nuove fonti di energia, tramite “compiti di realtà” e attività laboratoriali, può spingere i ragazzi ad acquisire una sensibilità sul tema. Inoltre, non va dimenticato che il settore delle costruzioni è uno dei più inquinanti e che maggiormente impatta sull’ambiente, e che quindi la bioedilizia, la bioarchitettura, le abitazioni energeticamente autosufficienti (case passive) o dove l’uso di materiali isolanti possono limitare i consumi dell’impiantistica rappresentano opportunità importanti, e che persino il loro comportamento nella loro abitazione può cambiare, in piccolo, le cose: evitare di tenere in stand by i dispositivi, la gestione dei ricambi d’aria della loro stanzetta, l’uso di prodotti biocompatibili per l’igiene personale e lo smaltimento differenziato dei rifiuti. Ogni persona, anche un bambino, può fare molto per prolungare la vita del pianeta, ed è importante ricordare che i piccoli di oggi saranno gli abitanti del pianeta del futuro, ed è nostro dovere civile ed etico trasmettere queste conoscenze.
Domanda 06 | 09

Elogio della civiltà: quali forme di dialogo tra Tradizione ed Evoluzione?

Tradizione ed evoluzione è un tema che ho affrontato un università tramite un professore irriverente che ci propose di interagire su un forum, tramite topic che generavano brainstorming, e uno di questi, credo avviato da me, pose l’accento su “tradizione VS evoluzione”, e fu interessante vedere come la mia generazione, un gruppo di studenti allora poco più che ventenni, si poneva nell’affrontare questo dilemma. Al primo anno di architettura lessi “Il linguaggio classico dell’architettura”, di John Summerson, che narra come gli elementi stilistici dell’architettura classica continuino ad essere presenti nell’architettura odierna, mettendo in discussione la “dicotomia” tra tradizione ed evoluzione, e dimostrando che può esserci una continuità di linguaggio, anche in vista di cambiamenti sociali, tecnologici e politici, che influiscono sul gusto, ma senza che ciò comporti per forza il rinnegare il “lignaggio” costruttivo precedente.
Domanda 07 | 09

Topografando, che passione! Da dove nasce l’amore per la materia che insegni?

Ho incontrato la topografia al quinto ed ultimo anno dei miei studi di Architetto, e ho avuto modo di conoscerla meglio nella mia prima esperienza lavorativa in uno studio tecnico. Uno dei miei capi, il geometra, mi portava spesso con sé per farmi assistere ai rilievi topografici e restituire i dati, più tardi, in studio, grazie alle mie conoscenze di programmi CAD 2D e 3D. In seguito, ho partecipato al rilievo della galleria Vittorio Emanuele II a Milano, coordinando un team di architetti che ha rilevato gli interni dei corpi edilizi, mentre un team di topografi ha rilevato le facciate con strumenti topografici. Ci siamo dovuti coordinare per restituire, via CAD 2D, le superfici in modo che vi fosse corrispondenza tra interni ed esterni, limitando l’errore umano, e osservare il loro lavoro era stato talmente affascinante, che mi ha spinto a studiare Topografia da alcuni libri usati dell’istituto per Geometri (oggi CAT, Costruzione, Ambiente e Territorio), e riprendendo i temi che avevo studiato all’università, ma con un approccio teorico e quindi molto meno tecnico-pratico.
Domanda 08 | 09

Professione Topografo: quali sono i requisiti per diventare un asso del mestiere?

“Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’ elli indige”.
Scrive dante nel Paradiso, Canto XXXIII, e anche se quell’accento su geomètra ci ricorda che non si sta parlando dei “cugini” geometri, non si può fare a meno di pensare che “colui che misura il mondo” faccia una professione davvero affascinante, soprattutto perché, applicando antichissime formule di matematica e geometria, può misurare le distanze anche tra luoghi in cui sarebbe impossibile eseguire misurazioni dirette.
Si pensi ad Eratostene di Cirene (città che si trova nell’odierna Libia), che nel III secolo a.C., senza l’ausilio di sonde spaziali o altri strumenti tecnologici, misurò il raggio della Terra ottenendo una misura che differisce solo del 5% dal valore attualmente conosciuto! Inoltre, tramite i calcoli e i disegni del topografo, si conoscono le caratteristiche morfologiche e strutturali di un luogo, per decidere cosa è possibile costruirci sopra (infrastrutture, residenze, complessi industriali o altro). I requisiti “minimi” per diventare topografo sono il diploma di geometra, una laurea attinente alle discipline della topografia, della cartografia e della geomatica, e un rilevatore GPS, ma vediamo meglio cosa bisogna sapere prima di intraprendere questa strada: il primo step di un rilievo topografico avviene all’aria aperta, e solo dopo si torna in studio per rielaborare e digitalizzare i dati o riprodurli su formato cartaceo, entrambe operazioni che richiedono nozioni di disegno tecnico. Per completare la propria formazione di topografo, è meglio fare uno dei corsi di laurea alla Facoltà di Ingegneria o di Architettura, come ad esempio Pianificazione Territoriale, o Ingegneria ambientale, ma non solo. È importante, però, che la passione per la topografia arrivi già negli studi secondari di secondo grado (scuola superiore), in modo che gli studi universitari possano già essere indirizzati in tal senso.
Domanda 09 | 09

Robotica educativa e pensiero computazionale: quali vantaggi per il discente?

Gli insegnanti di tecnologia alla scuola secondaria di primo grado (scuole medie), materia un tempo nota come “educazione tecnica”, hanno ampliato la loro offerta formativa (prima più indirizzata verso l’insegnamento del disegno tecnico, dei materiali, dell’energia e dei comparti produttivi) verso qualcosa che ormai è fondamentale nel mondo odierno, e che va trasmessa ai ragazzi il prima possibile: l’informatica. Oltre all’utilizzo di programmi, soprattutto open source, per elaborare un testo, per impaginare, per fare dei calcoli o gestire dei dati in tabelle, fare dei grafici, oggi assume importanza l’argomento “Coding e robotica”, strettamente legato al pensiero computazionale. Il significato profondo dell’inserimento del Coding e della Robotica nella scuola secondaria di primo grado, ma anche nella primaria e anche nella secondaria di secondo grado, è legato a due importanti aspetti: il primo è dare il prima possibile agli studenti la possibilità di non rimanere tagliati fuori da un mondo sempre più legato all’informatica, anche per quelle professioni apparentemente lontane dal digitale (il medico che manda la ricetta elettronica, l’architetto che programma una figura geometrica o una curva nella stringa dei comandi di un programma CAD, il freelance che si pubblicizza con un sito o un volantino, il docente che usa la LIM o il registro elettronico; il secondo è approcciare il ragionamento logico tramite la familiarizzazione con strumenti come il diagramma di flusso (flow chart, strumento principe per approcciare il pensiero procedurale), o la programmazione per blocchi (che insegna a scomporre le azioni in azioni semplici, ordinate, che si ripetono per una serie finita di volte, e che si legano a condizioni particolari, introdotte da un “se”), che avvia al pensiero computazionale. Il linguaggio di programmazione per blocchi più usato è Scratch, progettato al MIT, ma alcuni docenti preferiscono Blockly (legato al progetto Code.org), o linguaggi di programmazione per blocchi legati a programmare piccoli robottini didattici di Arduino (che usa S4A, Scratch for Artuino) o Mbot (che usa Mblock), o ancora BCC Micro:bit. Più che lo strumento scelto, però, è importante il fine: insegnare ai ragazzi a pensare in modo “computazionale”, per poi applicare questo pensiero al loro metodo di studio: ad esempio, a disporre in modo ordinato gli step per risolvere un sistema di disequazioni, senza saltare i passaggi, e senza farne di inutili, almeno fino al momento in cui queste prassi verranno da loro interiorizzate. È questo il vero significato dell’insegnamento del Coding e della Robotica: insegnare, in modo che lo studente possa anche divertirsi ed appassionarsi, qualcosa di molto antico: il pensiero logico e sequenziale.